Comments ( 42 )

  • Stefano

    Ieri mi sono liberato di vecchio divano, ora la stanza è più libera lo spazio per praticare non è più compresso. Forse ci voleva questo stop per fare spazio.
    Come nelle sedute la pratica mi esorta a fermarmi per fare spazio.

  • Jonida

    In questo periodo mi rendo conto che sono in un’altalena di emozioni che si riflettono anche nelle mie sedute, a volte tanto da quasi impedirmi di fare la seduta. All’invito di questa settimana di fare spazio ci sono riuscita solo oggi, trovandomi alla fine della seduta ad osservare un lago e lì ho capito che con la seduta un po’ di spazio dentro di me si era creato. Mi rendo conto che dovrei fare più sedute con più disciplina proprio per domare/accogliere questo senso di impotenza.

    • Francesca

      Forse è quando non sappiamo più che fare che cominciamo il nostro vero lavoro, ed è quando non sappiamo più dove andare che iniziamo il nostro vero viaggio.” (Wendel Berry)
      Le emozioni forti che proviamo in questi giorni, il senso di spaesamento e di incertezza, di impotenza (come dici tu Jonida) sono i motori di una ricerca più profonda, la ricerca di un nucleo immutabile attorno al quale girano frenetici i pensieri. I pensieri continueranno a girare e noi li potremo vedere.
      Ci sono luoghi in cui tutt’ora le persione anziane si siedono fuori dall’uscio di casa, per ore, e osservano. Sono lì e osservano il mondo che li circonda, ma non sono quel mondo. Taluni si divertono nella loro saggezza. Allora sediamo, nelle sedute e nel quotidiano ed osserviamo. E godiamoci lo spettacolo!

    • Ileana

      Trasformare l’impotenza in io posso …, io voglio ….. ora.

  • Chiara

    Tanta assenza, necessariamente, in questo momento di stasi.. Assenza di amici, parenti, di appuntamenti e scadenze. Ma, di conseguenza, anche tanta, talvolta troppa, presenza. Di noi davanti a noi stessi, alla nostra intimità. A volte, nella solitudine, almeno per me, la mancanza di stimoli esterni si tramuta in un confronto con le aspettative, le paure per il futuro.. Ma allora le sedute sono essenziali, per andare oltre, lasciare andare, e ritrovarsi, più saldi, nel presente.
    Chiara

    • Maria

      Cara Chiara, cari tutti, sento anche io che il confronto con me stessa può essere più evidente… possiamo accogliere questo ‘#stareacasa’ non solo come stare a casa nostra nel senso fisico/logistico, ma anche come stare a casa nel senso veramente intimo con noi stessi. E sento che le sedute mi aiutano in questo, per stare con me stessa nel presente, sentendo di essere nel momento ‘giusto’, nel luogo ‘giusto’ e nel modo ‘giusto’. Un abbraccio, Maria

      • Andrea B

        …in un certo senso è anche un “tornare a casa”, alla nostra dimora interiore, al nostro Sè, a quel luogo dove le cose che accadono sono di altra tipo, di altra qualità, rispetto agli accadimenti che ci agitano nella vita ordinaria.

  • Micaela

    Quello che sto sperimentando in queste settimane è un maggior senso di responsabilità che Andrea ed Ileana ci hanno invitato ad avere.
    E questo, nonostante la pratica sia diversa e non direttamente guidata, mi ha portato ad entrare più in contatto con me stessa, con quello che sto facendo Ora, a sperimentare le posizioni con una prospettiva diversa.
    Oggi mentre praticavo mi sono resa conto di aver cambiato atteggiamento verso alcune posizioni più “ostiche” (per me), non le guardo più con sfida o timore quanto piuttosto le accolgo, le guardo con curiosità, le percepisco più comode, più mie

  • ANGELA

    Non tutti i giorni riesco a dedicarmi il tempo della seduta che viene suggerita.
    Ogni mattina, però, dopo le respirazioni, torno ad una posizione che solitamente chiude una seduta yoga: a gambe incrociate e mani giunte, nel silenzio, chino lievemente il capo.
    Questo ritorno costante alla pratica, anche attraverso un piccolo gesto di ri-conoscenza allo yoga e alle essenze che lo praticano, dà un indirizzo a corpo e mente, su un percorso che è, allo stesso tempo, personale e condiviso.

    • Andrea

      Anche per me quel gesto di ringraziamento e ri-conoscimento fatto alla fine della pratica è fondamentale: potrebbe bastare quello, fatto in piena presenza, a confermare la verità di tutto. Ed è in quel gesto che spesso vedo in un attimo, la visione di un bagliore, tutto il gruppo che sta praticando.

  • Luciana

    Il lavoro quasi quotidiano sulle posizioni, su una stessa sequenza ripetuta per una settimana, mi sta permettendo di vedere lo sviluppo delle posizioni, almeno di alcune. Nei giorni le posizioni si trasformano, si approfondiscono; una sorta di dialogo iniziato e poi ripreso e arricchito, con il proprio corpo, con i propri limiti fisici. Semplicemente stare lì, riuscire a guardare questo sviluppo, lasciare all’intelligenza del corpo l’esplorazione della posizione, la sperimentazione di piccoli ma sostanziali movimenti che trasformano la posizione, l’equilibrio, l’allungamento. Senza aspettative, come dice Ileana, ma concedendosi di andare più a fondo, di spostare di un millimetro l’asticella del limite, spesso più mentale che fisico.

    • Andrea B

      Mi riconosco in questo processo, nel quale mi sembrano elementi fondamentali la costanza, l’attenzione e l’osservazione, ma anche la non aspettativa. Forse non ci siamo ancora veramente affacciati sulla soglia del Reale…

  • Ileana

    Ora, inevitabilmente più di prima, le sedute di yoga si fanno a casa. Il luogo adatto c’è o ce lo creiamo, le sequenze ci sono, le conosciamo o ci vengono date indicazioni, il tempo c’è per tutti o quasi tutti. Tutto sembra favorire il fare la pratica, ma la domanda è: ci sono con tutto il mio essere? E se si, quanto dura tale presenza? Come pormi, di fronte alla pratica, perché questa non sia una semplice ripetizione meccanica, ma una porta di accesso a ciò che va oltre la pratica stessa?
    Porsi in modo neutrale, senza aspettative, per il gusto di farlo, può svelare inaspettatamente un qualcosa di diverso che proviene da sé, un nuovo stato, che trasforma l’atteggiamento nell’approccio alla pratica, nel proprio modo di essere e nutre nello stesso tempo lo spirito della ricerca della propria essenza.

    • LORENZA

      … una porta di accesso a ciò che va oltre …
      Queste parole mi hanno rievocato le sensazioni che ho avuto ieri dopo la seduta nel tardo pomeriggio; ho voglia di condividerle con voi:
      che lo yoga e i respiri sono un esercizio, un mezzo per educare questo corpo a sostenere lo sviluppo e la conoscenza dell’essenza
      che “insegnando” a questo corpo egli a sua volta ci insegna e ci permette di contattare qualcosa che sta oltre
      che questo corpo è nostro ora, ma non sarà nostro per sempre e questo è bellezza e libertà

  • Angela

    In questo momento in cui, da dentro le nostre case, in attesa, guardiamo fuori, ora con paura, ora con speranza.
    In questo momento in cui, divisi nelle nostre case, guardiamo all’altro e, a volte, lo teniamo a debita distanza, a volte ne cerchiamo con qualsiasi mezzo il contatto.
    In questo momento, di continuo oscillare tra dentro e fuori, vicino e lontano, stanchezza ed energica speranza, io come posso vivere consapevolmente in equilibrio?
    Nella frenesia, mi fermo, torno al mio spazio e al mio tempo: la seduta di yoga.
    Al mutare delle posizioni, mutano i punti di appoggio, i muscoli rilassati e quelli attivi, ad ogni nuova posizione cerco un nuovo baricentro.
    Per farlo, sto ad occhi chiusi, lo sguardo volge all’interno, l’ascolto è dedicato al mio respiro e la mia attenzione è indirizzata al movimento e lo guida.
    Ecco, in quell’istante, trovo l’equilibrio.

    • Francesca

      Ed è un equilibrio sempre dinamico. Siamo un po’ funamboli che camminiamo su un filo teso. Il filo, la fune, è robusta e ci sostiene. L’abilità sta nel nel mantenere vivo il desiderio di proseguire, un piede avanti all’altro, lo sguardo rivolto in avanti. Con audacia. Il cammino è nostro, la fune è nostra, ma talvolta, quando c’è bisogno, una mano ci viene porta e ci sostiene in un passaggio un po’ difficile. Così facciamo anche noi con le nostre parole incise in questo spazio comune: ci porgiamo la mano. Apriamo le nostre mani, apriamole tutti, affinché questo gesto diventi un gesto di fratellanza che ci aiuta e sostiene verso un comune obbiettivo. Affinché questo spazio diventi un cerchio; come quel bellissimo mandala di fiori e persone che abbiamo creato, insieme, al Castello.

    • Stefano

      è molto bella questa immagine che viene proposta: ” guardo dentro ad occhi chiusi”; mi risulta molto evocativa.
      Pensavo a come sovente nella pratica mi trovo davanti a delle situazioni che sono dei piccoli paradossi: il piccolo che muove il grande, la posizione che viene risolta, trasformata da un adattamento minimo. Nello yoga si parla di assenza di sforzo nella pratica delle asana.
      In questa esperienza mi sembra di cogliere questa capacità di trasformare le situazioni; sorrido quando i pensieri dentro la mente quasi si inchinano di fronte ad un attimo di silenzio.

  • Alvise

    ATTENZIONE!

    In questi giorni così eccezionali mi sono spesso trovato a pensare: “Ma cosa posso fare io in una situazione come questa?”. Divisi come siamo fra i pochi che, con riti forsennati, sono in prima linea nel loro lavoro e la maggioranza di noi, separati e costretti in spazi ridotti, come agire per colmare il buco del mancato contatto con l’altro, improvvisamente riconoscibile come bene così prezioso?

    Mi sono scoperto a vivere sempre più spesso la pratica dello yoga come momento di raccolta delle mie energie, quasi un’ultima spiaggia sulla quale posso intuire certezze interne, nel momento in cui sono scomparse molte di quelle che il mondo ci aveva fin qui offerto vorrei dire gratis. Pensiamo al momento in cui nella posa della stabilità chiudiamo gli occhi e rivolgiamo l’attenzione verso il nostro interno. E’ come se le palpebre ci offrissero uno schermo nero agli accadimenti e ai condizionamenti esterni, e un’occasione preziosa di “specchiare” in qualche modo la nostra interiorità. La posizione fisica, eretta e a schiena diritta, la respirazione lenta e regolare, i piedi ben piantati per terra riflettono una simile “posizione” della nostra coscienza, calma e disidentificata dai singoli problemi che dall’esterno vorrebbero attaccarci e fiaccarci. Se facciamo una grande, grande attenzione a questa piccola scintilla interiore, sentiamo che corpo e spirito diventano tutt’uno, per avverare il senso vero dello yoga, l’unione.

    In verità questo stato interiore può essere richiamato in altre posizioni: molti lo trovano nel rilassamento, io lo sento stando seduto a gambe incrociate, qualche volta nella fase statica delle posizioni, o molto spesso quando sollevo lentamente la testa al rientro da posizioni quali la pinza in piedi. O, con un po’ di pazienza e allenamento, anche in momenti della vita quotidiana. I pensieri sono tacitati, rimane solo uno stato d’essere silenzioso, composto e “unificato”.

    Significa questo che diventiamo insensibili agli eventi esterni, chiusi in un mondo di sogno tutto nostro, restii a vedere la realtà cruda e implacabile che, inutile negarlo, ci circonda? Tutto al contrario! Nei momenti migliori, riesco a essere ancora più conscio della sofferenza interna ed esterna, ma anche più capace di farvi fronte, lasciarla entrare e notare che in fondo essa non può distruggermi se io non la lascio fare. Vorrei dire che il fatto di aver alimentato la forza interiore mi aiuta a vedere il mondo più compiutamente e realisticamente. Questo è un bel punto di partenza per agire nel mondo. Come ci dice Martin Buber: “Bisogna dimenticare se stessi e pensare al mondo”.

  • Francesca

    RALLENTARE
    Qualche giorno fa mi chiedevo: quando mai capiterà un’altro momento così? Per chi, come me, ha la fortuna (ed è una fortuna) di trovarsi a casa con la propria famiglia, in salute, con più tempo libero a disposizione. A disposizione per leggere, per svolgere qualche lavoro in giardino, per fare una pratica di yoga costante e quotidiana, oltre al lavoro ed alle normali attività che svolgevamo prima, svolgiamo adesso e continueremo a svolgere. E’ un tempo prezioso nel quale possiamo permetterci di non essere in affanno, di agire con più calma, di rallentare. Rallentare sta diventando una parola importante nella mia quotidianità e nella pratica dello yoga. Rallentare il respiro, rallentare il movimento. Un movimento lento lo possiamo percepire in tutta la sua estensione e ci permette sorprendentemente di essere più precisi e poter allungare un muscolo ben oltre quel limite apparente che i nostri schemi corporei in condizioni “normali” ci impongono. Rallentare ci permette di entrare nel silenzio, nell’ “ora”, in intima connessione con il nostro corpo, di rilassarci e abbandonarci ad una dimensione più ampia, più vera, che trascende il corpo. Rallentando possiamo osservare e diventare consapevoli ogni volta un po’ di più di ciò che non siamo per avvicinarci un po’ di più a ciò che veramente siamo.
    Un treno ad alta velocità ci permette di raggiungere una destinazione in poco tempo (ha un’utilità nella vita “normale”), ma un avvicinamento lento a piedi ci consente di apprezzare il mutare graduale del paesaggio, dei profumi, della temperatura, di maturare il senso di un luogo diverso. Percepisco lo yoga come un cammino di consapevolezza, alla scoperta di un senso (della vita); ogni passo è una conquista ma anche uno stimolo ad avvicinarsi alla meta.

    • Maria

      Cara Francesca, cari tutti, perscepisco e sperimento anche io questo rallentare… il rallento del respiro e del movimento nelle sedute, ma anche nelle altre cose quotidiane. Questo mi aiuta ad essere presente nel momento stesso, cioè in quell’attimo che è ‘ora’ , che in fondo è l’unica cosa che ho in quel momento, ma anche in tutti gli altri momenti che compongono la mia vita. Noto anche un rallentamento nel pensiero, che così può scoprire altre vie di arrivare alla ‘destinazione’ – la via ‘giusta’ non è sempre quella veloce o più dritta con il treno di alta velocità (ma invece forse solo quella più meccanica e meno consciente). Un abbraccio, Maria

  • ANDREA BIANCHI

    “DOPO”

    Tra le riflessioni di questi giorni, molte portano inevitabilmente a pensare al “dopo”.
    Dal nostro punto di vista – di coloro che sono sul cammino dello Yoga – confrontarsi con il “dopo” può essere utile, però a determinate condizioni.

    A condizione, per esempio, che sia innanzitutto un confronto che ci riporta al presente che stiamo vivendo, in quanto lo Yoga ci insegna che il presente è l’unica cosa che possiamo davvero vivere, l’unica Realtà davvero “reale”.
    Quindi, pensando al “dopo”, credo sia innanzitutto importante mettere da parte l’atteggiamento che ci porta a domandarci o a pronosticare quando finirà questa situazione, o tantomeno a sperare che finisca il più presto possibile. Finirà quando dovrà finire, secondo dinamiche e processi che non sono comunque in nostro controllo. Quello che è in nostro controllo, ancora una volta, è come viviamo nel presente, attimo dopo attimo, perché questi che stiamo vivendo – se siamo presenti a noi stessi – possono essere “attimi reali”.

    Può dunque essere utile pensare al “dopo” osservando come stiamo vivendo ora, e semmai domandandoci come e se stiamo cambiando rispetto al “prima”. Questa “reclusione” in casa, ad esempio, ci ha favorito il ritorno alla pratica costante, quotidiana, dello Yoga? E se sì, che cosa sta comportando – quali modificazioni in noi, di quale natura – il praticare lo Yoga ogni giorno?

    Al mattino comincio la giornata con il Pranayama, al pomeriggio tardi è il momento della seduta, ogni giorno, dal lunedì alla domenica, da ormai tre settimane. Sono diventati due “momenti chiave” della giornata, due “cerniere” attorno alle quali si snodano molti altri momenti nei quali cerco di richiamare la stessa qualità di presenza. La pratica del mattino indirizza la giornata, quella del tardo pomeriggio riprende e conferma la direzione, rafforzandola nel momento del crepuscolo e poi della sera, quando le luci calano, e certe preoccupazioni e inutili pensieri paralizzanti potrebbero trovare terreno idoneo per attaccarsi alla mente. Alla sera, invece, una lettura adeguata – un testo di yoga, una storia che parla di Ricercatori – può favorire il mantenimento di una serena e distaccata visione delle cose, ed anche l’empatia, la considerazione nei confronti delle persone che a casa non ci possono stare e stanno lavorando in prima linea..

    Mi domando che cosa mi impedirebbe di proseguire su questo cammino, in questo modo e con questa passo costante di pratica, anche “dopo”, appunto. Questa è la verifica per me più importante: se il presente di questi giorni mi sta davvero cambiando, se mi sta aiutando a vedere un po’ di più l’essenza delle cose, allora il “dopo” dovrà essere diverso dal “prima”. “Dopo” le cose non potranno tornare come “prima”, se così fosse allora questo tempo sarà stato inutile, o poco utile: non ne avrò colto il cuore, la grande opportunità che porta in sé.

    Oggi – come sempre – è il momento di cambiare, di vivere il presente, di non aspettare un “dopo” che non esiste per cercare magari di tornare a vivere come “prima”.

    • Luciana

      Leggendo il tuo scritto mi rendo conto che non sto attendendo un “dopo”, non ho fretta che arrivi la fine di questo periodo. Questo credo sia legato al vivere intensamente il presente: se siamo veramente quì non c’è un dopo da attendere. Usando le parole di Burton, è necessario convincerci che il momento successivo non è meglio di quello presente. Ora lo comprendo, ora lo sto vivendo e forse questo è il vero grande insegnamento che ho tratto da questo momento di fermo totale o quasi della vita di “prima”.

  • Flavio

    Pur nella grande concitazione e severità del periodo, c’è un momento, uno spazio dove è possibile rigenerarsi. E’ il momento della seduta, singola, forzatamente, ma sentitamente fatta in gruppo. Con i compagni di viaggio. Così non siamo soli.

  • ROSA

    Il valore della pratica yoga si sente. Le asana fatte bene, con concentrazione, creano un totale equilibro. Un abbraccio Rosa

  • Luciana

    La seduta di oggi mi ha fatto sentire il sottile gioco di equilibri che si cela dietro ogni posizione: basta un leggero spostamento e la posizione prende una forma diversa, più piena più completa. Attraverso il corretto radicamento dei piedi, con il peso uniformemente distribuito su entrambi, si percepisce come una posizione complessa come il triangolo possa diventare stabile e comoda; utilizzando il peso della testa all’indietro il cobra diventa più leggero sulle braccia.

  • Maria

    Cari tutti, teniamo accesa la nostra fiamma – dentro e fuori – per darci una direzione… respiro dopo respiro, attimo dopo attimo, e giorno dopo giorno. A tutte le nostre fiamme, Maria

  • Luciana

    Mai come in questo periodo è importante trovare la direzione, sapersi dare una rotta in mezzo al cambiamento e all’incertezza. Le sedute mi aiutano in questo, mi danno un ritmo, mi danno un momento di silenzio che si allarga nel silenzio del mondo esterno, un silenzio che è pieno e risuona. Accendo un lume e lo pongo alla finestra per collegarmi a quanti di voi, come me, stanno praticando, a quanti di voi, come me, stanno cercando di tenere accesa quella fiamma. Un abbraccio

  • Alvise

    In questi giorni mi sono scoperto a vivere sempre più spesso la pratica dello yoga come momento di raccolta delle mie energie, quasi un’ultima spiaggia sulla quale posso intuire certezze interne, nel momento in cui sono scomparse molte di quelle che davamo per scontate. Pensiamo al momento in cui nella posa della stabilità chiudiamo gli occhi e rivolgiamo l’attenzione verso il nostro interno: è come se le palpebre ci opponessero uno schermo nero agli accadimenti e ai condizionamenti esterni, e un’occasione preziosa di “specchiare” in qualche modo la nostra interiorità. La posizione fisica, eretta e a schiena diritta, la respirazione lenta e regolare, i piedi ben piantati per terra riflettono una simile “posizione” della nostra coscienza, calma e disidentificata dai singoli problemi che dall’esterno vorrebbero attaccarci e fiaccarci. Se facciamo una grande, grande attenzione a questa piccola scintilla interiore, sentiamo che corpo e spirito diventano tutt’uno, per avverare il senso vero dello yoga, l’unione.

  • LORENZA

    SILENZIO e INCONTRO
    E’ un periodo strano, diverso, nuovo. Per molti, me compresa, lo spazio si è ristretto ma il rumore di fondo del mondo è aumentato. Non è facile resistere ed esistere in questo rumore. Senza silenzio si diventa estranei a se stessi, non abitiamo noi stessi e se non “siamo a casa nostra” non possiamo neppure incontrare gli altri; l’altro bussa e noi non siamo in casa e non possiamo aprire la porta.
    Lo yoga, la pratica, la presenza, la consapevolezza, il Centro (fisico e non fisico) sono uno spazio / tempo dove riscoprire quel silenzio da cui attingono forza e vita il movimento, le azioni, la parole; da gesti e suoni meccanici e superficiali a gesti e suoni consapevoli, profondi e reali. In un percorso di rigenerazione ed evoluzione.
    Ora abbiamo anche questo spazio, buon Lavoro a tutti.

  • Jonida

    In questi giorni ho trovato un forte legame e ho riconosciuto il “malessere” di dover stare fermi uguale a quando pratichiamo la tenuta lunga delle asane. Durante questa pratica in tanti frangenti mi è successo di voler muovermi, di riconoscere dei dolori mai apparsi prima e poi c’è la rassegnazione e poi la consapevolezza che in realtà mi muovo, con dei micro movimenti ma molto più profondi. Ecco questo momento lo vedo così. Nella seduta di oggi ho anche appoggiato la testa per terra nella pinza divaricata. Ho avuto paura si, ma ho tenuto la posizione. Buona pratica a tutti. Namasté.

  • Ileana

    LO YOGA e COS’ALTRO?

    Semplicemente un tappetino per un tempo per sé, per entrare in dialogo e in sintonia con se stessi attraverso movimenti del corpo, si codificati, ma per ognuno individuali adatti alla propria corporeità, al ritmo del proprio respiro trasformandolo da irregolare a regolare in sintonia con il movimento, creando quell’unità frutto del diventare noi se stessi respiro.
    Il corpo finalizzato a creare la posizione, privo di altre intenzioni, si permea e si stabilizza nell’asana, vi permane senza sforzo lasciando spazio e dando accesso a quello che – quando accade – chiamo dialogo interno.

  • Flavio

    La sera accendiamo una candela e la mettiamo sul davanzale, bene in vista. Un segno di speranza per chi la nota. Accendere la candela e sentire una corrispondenza dentro è un fatto di grande rilevanza. Io sono in “prima linea” in questo momento; è bellissimo muoversi in modo presente, stabile, leggero tra il pessimismo e la grande aggressività manifestata da molti. Un atteggiamento di Cura che parte dal profondo. Un abbraccio.

  • Alvise Sartori

    Grazie Andrea delle belle parole che ho sentito come molto salutari in questo momento di forzato distacco fisico fra le persone. Ci hai fatto capire come i fili invisibili che ci tengono uniti siano sempre presenti e attivi, se solo poniamo loro un po’ di attenzione. La cura di noi la impariamo al centro, ma possiamo esercitarla in qualsiasi momento e luogo, insieme o a distanza. Che poi diventa cura, attenzione, e in fin dei conti amore per tutti i nostri simili e tutti gli esseri senzienti.
    Un abbraccio a tutti,
    Alvise

  • Stefano

    In momenti come questi dove all’apparenza ci si vede più soli e isolati da tutto basta il silenzio nella pratica per colmare la distanza.
    In silenzio a gambe incrociate mi sento vicino a coloro che praticano, hanno praticato e praticheranno.

  • Ileana

    Non conosciamo l’autore di questa poesia ma sicuramente le sue parole sono molto importanti!

    E la gente rimase a casa
    E lesse libri e ascoltò
    E si riposò e fece esercizi
    E fece arte e giocò
    E imparò nuovi modi essere
    E si fermò

    E ascoltò più in profondità
    Qualcuno meditava
    Qualcuno pregava
    Qualcuno ballava
    Qualcuno incontrò la propria ombra
    E la gente cominciò a pensare
    in modo differente

    E la gente guarì
    E nell’assenza di gente che viveva
    In modi ignoranti
    Pericolosi
    Senza senso e senza cuore
    Anche la terra incominciò a guarire

    E quando il pericolo finì
    E la gente si ritrovò
    Si addolorarono per i morti
    E fecero nuove scelte
    E sognarono nuove visioni
    E crearono nuovi modi di vivere
    E guarirono completamente la terra
    Così come erano guariti loro.

  • Ileana

    Ora sento il mio respiro, lento e regolare. Che meraviglia!

  • Francesca

    Da quando abbiamo cambiato le nostre abitudini la primavera ha iniziato a manifestarsi in tutti i suoi bellissimi colori, nelle sue forme originali, nei suoi profumi così vari e irripetibili. Sta forse fiorendo una nuova coscienza in ciascuno di noi? Sono molti i segnali che arrivano in tal senso. Le situazioni di difficoltà sono forse quelle in cui è più facile far emergere qualcosa di nuovo. Il silenzio permette l’ascolto e l’ascolto permette di fare un po’ di ordine, di ritornare all’essenziale ed alle vere priorità. Le pratiche aiutano, sostengono, danno chiarezza e portano a nuove visioni. Così come aiuta sentirsi su un percorso comune, collegati, come ci ricordi tu Andrea, da una relazione energetica che tende all’evoluzione. Osservando il pesco giapponese nel mio giardino ci percepisco come fiori di uno stesso ramo, rami della stessa pianta, radici di una terra comune, sospesa in uno spazio senza confini. OM SHANTI

  • Maria

    Cari compagni di yoga, la pratica ci può aiutare a VIVERE ogni movimento, ogni respirazione, ogni attimo con presenza . Cercando di stare in ogni movimento, ogni respirazione, ogni attimo possiamo collegarci anche fra di noi; distanti fisicamente, ma uniti nella presenza. Un saluto affettuoso a tutti, Maria

  • Andrea Bianchi

    Nella sua difficoltà e – per molti – drammaticità – è un momento che offre anche preziose opportunità di crescita. Grazie per questa ulteriore risorsa che si aggiunge ai nostri strumenti di lavoro appresi con lo Yoga e lo Zen.

  • Rosanna

    Grazie Andrea e grazie a tutti i maestri che malgrado questo giorni difficili fanno sentire la loro vicinanza ed il loro affetto. Ammetto che lo yoga mi sta aiutando moltissimo in questa situazione, soprattutto le respirazioni. Avendo più tempo, riesco a regalarmi una seduta al giorno e questo placa i miei pensieri e i miei malesseri. Mi sono ripromessa che quando questo bruttissimo periodo terminerà proverò a trovare più tempo per me, per il mio pensiero,per il respiro, cercherò di ascoltare e ascoltarmi di più. Un abbraccio a tutti voi. A presto Rosanna❤️

    • Maria

      Cara Rosanna, cari tutti, penso anche io alla seduta proprio come un regalo che posso fare a me stessa. E col tempo e con la pratica, non più come un regalo nel senso che ‘melo “merito” perchè ho già fatto A, B, C… oppure perchè è successo, o non è successo, D, E, F…’ (cioè, rimanendo sul fare o sulle cose esterne che succedono o non succedono) , ma invece come un bisogno, un nutrimento essenziale per il mio essere più profondo. Un caro saluto, Maria

  • Alessio Conz

    Grazie Andrea bella idea, a presto. Un saluto a tutti.

    Alessio

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