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Spiro Dalla Porta Xydias socio onorario

Spiro

Lo scorso sabato 18 aprile, il nostro Centro ha festeggiato i suoi primi trent’anni di attività, con una serata speciale riservata ai soci, arricchita da musica, testimonianze, e dalla costruzione di un mandala di petali di rose.

Ospite d’onore della serata lo scrittore e alpinista Spiro Dalla Porta Xydias, a cui è stato conferito il riconoscimento di socio onorario per affinità spirituale con gli ideali della nostra Associazione.

Nato a Losanna 98 anni fa, Spiro vive a Trieste, è autore di saggi, biografie e romanzi, conferenziere, regista di teatro tra i fondatori del Teatro Stabile di Trieste, ed è stato uno degli alpinisti protagonisti negli anni ’50 della conquista del VI grado nelle Dolomiti. Con il nostro Centro ha sviluppato nel tempo un’amicizia contraddistinta da profonda sintonia nella ricerca spirituale, avendo portato in particolare la sua conoscenza della tradizione spirituale sufi secondo l’insegnamento di Frithjof Schuon.

Il dono di un albero di melograno, opera cesellata dall’orafo artigiano Mastro 7, ha suggellato il riconoscimento di socio onorario. Il Melograno, “Albero della Prosperità”, fin dall’antichità è considerato il simbolo per eccellenza della Prosperità, Concordia e Unione. Il suo frutto, la “melagrana”, con la sua forma sferica dà l’immagine del cosmo e del mondo, raccoglie in sé tante virtù quali l’Unità, l’Onore, la Regalità. Ha il potere in più di generare vera amicizia, suscitare concordia, conservare l’unione tra i popoli, allontanare il male e portare benessere.

A Spiro va la nostra gratitudine per la sua partecipazione e per aver contribuito, con la sua presenza, a rendere ancora più speciale una serata ricca di sottili emozioni, vissuta all’insegna della Bellezza e dell’Armonia!

In viaggio verso l’India 1° – Il viaggio

Il viaggio

viaggio Sattva Yoga e Zen a Trento

Quando si pensa a quella volta in cui andammo a vedere una mostra, un concerto, una città ci si sofferma su quale quadro, quale passaggio nella sinfonia, quale via, palazzo ci ha più impressionati. Poco solitamente resta del tempo trascorso per arrivare alla meta e sopratutto di come siamo arrivati.

Forse è stato così anche per quella volta che in un gruppo numeroso ci siamo recati in quel di Treviso un sabato pomeriggio per visitare una mostra su “L’India magica”. Forse è stato così è forse no.
No perché quello che mi porto via in modo particolare è stato il viaggio fatto assieme per arrivare al luogo dove avremmo visto i misteri e le magie di un continente così lontano da noi. Credo che sia anche la lontananza che crei una sorta di attrazione, una curiosità, un interesse per qualcosa che non conosciamo ma che in qualche maniera sentiamo collegati; quasi come dire che siamo legati a ciò che non conosciamo, spinti dal un bisogno di completezza, chissà.
Tornando al nostro viaggio, ci siamo trovati nel piazzale con il pullman che ci stava aspettando, un punto di partenza o anche di arrivo in un certo senso. La prima tappa era lì, ognuno da posti diversi diretto verso una meta comune.

“A lungo durerà il mio viaggio e lunga è la via da percorre…” sono versi del poeta e mistico indiano Rabindranath Tagore che sono stati letti lungo il tragitto. È vero il viaggio è sempre lungo proprio per la natura stessa del viaggio. Non è uno spostamento asettico, indolore, insapore senza nessun coinvolgimento quasi un tele trasporto dove non importa chi, dove, quando.
Il viaggio è sforzo, impegno e anche pazienza. Ci siamo mossi per tempo per arrivare all’appuntamento e poi siamo saliti sul pullman e abbiamo preso posto e ancora non era iniziato niente. A ragione del vero il viaggio è anche scoperta, incontro: abbiamo parlato con persone che di solito vedevamo di sfuggita durante le attività al centro nel corso dell’anno, abbiamo scoperto le altre persone e forse abbiamo scoperto un po’ di noi.

Durante il tragitto si vive in un periodo di transizione: non si è più quelli che si è partiti (conosciamo qualche persona nuova o conosciamo un po’ meglio qualcuno con cui abbiamo scambiato alcune parole) ma non siamo ancora arrivati e non abbiamo ancora fatto l’esperienza che ci eravamo promesso di fare, vedere la mostra. Eppure in quel periodo si può cogliere quell’atmosfera che si può definire delle possibilità, dove ancora le cose non sono definite dove ancora c’è la possibilità di sorprendersi.
Ci muoviamo continuamente tra eventi, la vita continua a farci muovere da un’esperienza all’altra. Molto del nostro tempo lo passiamo per così dire “in transizione” da una situazione all’altra, in viaggio, metaforicamente parlando e a volte neppure troppo.
E il viaggio spesso si rivela lungo tortuoso e a volte anche difficile: quanto lavoro e sudore ci è toccato per raggiungere una meta, sia essa riuscire a eseguire una posizione o riuscire a calmare i pensieri durante la meditazione.
Allora ci si può chiedere se non ci si possa veder come dei viandanti e sentire come dice Tagore che “ sono le vie più remote che portano più vicino a te stesso; è con lo studio più arduo che si ottiene la semplicità di una melodia”.

Sembra incredibile ma durante il viaggio incontriamo persone e luoghi che nell’insieme possono tendere a lavorare tutte nella stessa direzione, quella di farci vivere il nostro viaggio, di darci una possibilità di sperimentare, di conoscere e di ritrovarci. Grazie a quello che noi incontriamo, gli scambi che abbiamo, riusciamo a costruire, assieme alle nostre scelte, quello che per noi diventerà il nostro percorso. È qui che si possono sentire più vicine le parole di un altro passo della poesia di Tagore “Il viandante deve bussare a molte porte straniere prima di arrivare a casa e bisogna viaggiare per tutti i mondi al di fuori per giungere infine al sacrario più segreto all’interno del cuore”.

Pensando al viaggio a Treviso è facile vedere come sarebbe stato diverso se ognuno ci si fosse recato da solo per i fatti suoi o se ci fossimo dati appuntamento direttamente al museo. Sicuramente ci saremmo persi la possibilità di fare la strada assieme.
Ma non sarebbe corretto trascurare la meta in questi pensieri rivolti al viaggio, perché è quella che ha permesso di fare il viaggio e che permette anche all’esperienza di non andare dispersa, come il tappo di un profumo.
Il profumo che può dare la voglia di rimettersi in cammino.

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In viaggio verso l’India 3° – Impressioni

In viaggio verso l’India 2° – Il punto di ascolto perfetto

India Magica

Pausa estiva

Con la fine di luglio sono terminate le sedute estive di yoga e zen al centro Sattva.

Auguriamo a tutti un’estate di gioiosa e serena consapevolezza.

Tenetevi collegati perché continueremo a pubblicare articoli e dettagli operativi.

Vi aspettiamo numerosi alla ripresa ad inizio ottobre.

India Magica

India Sattva Yoga e Zen Trento

Un viaggio a Treviso: un’occasione per vedere una bella mostra sull’India, la sua spiritualità, le arti e le tradizioni ma ancora di più un’occasione per condividere esperienze, confrontarsi, per far fluire quell’energia che lo Yoga e lo Zen ci consentono di contattare.
A quest’esperienza dedichiamo qualche post, in cui voci diverse si sommano, si mescolano e si armonizzano.
Comincia Stefano, che ci parla, nel prossimo post, di un viaggio ma anche del Viaggio.

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In viaggio verso l’India 1° – Il viaggio

 

Il seminario

L’ attività, dicevamo, non si ferma al Centro Sattva ed anzi culmina ogni anno, per chi ha maturato una certa esperienza, nel seminario estivo: 3 giorni in cui attraverso le pratiche, il contatto con la natura e soprattutto un distacco anche fisico dai luoghi e dalle abitudini del nostro quotidiano, cerchiamo, in gruppo e adeguatamente stimolati, di vivere con consapevolezza. L’esperienza, intensa, talvolta toccante, rappresenta metaforicamente la vetta di una montagna che si è cominciato a scalare molto tempo prima. Il livello di condivisione e di coesione che si crea, anche attraverso il lavoro di coppia e gli scambi continui tra i membri e chi guida il gruppo è il volano per addentrarsi in quella parte spesso sopita, in quella dimensione senza spazio e senza tempo, in quella vibrazione cui tutti aneliamo. Iniziare un seminario è salire su un vascello che approda a mete conosciute solo al nostro Essere. Il nostro racconto:

“Il seminario

Un vascello che scivola sopra il mare tra desiderio di cambiare e inerzia.

Un occhio sempre alla bussola: la nostra coscienza come Stella Polare.

Un equipaggio governa con cura questo strano vascello: le mani saldamente unite a sostenerci reciprocamente, gli occhi di ognuno rivolti alla meta.

Meta invisibile agli occhi comuni non è un segreto per quei naviganti orientati ad est.

Ognuno dei viaggiatori con la propria luce rischiara l’ombra del compagno accanto.

Sorprendente unità di intenti e rapidità di realizzazione. Forse la terra ancora non la scorgiamo, ma sappiamo che non può essere lontana. Se ne sente il profumo e se ne intravedono indizi inequivocabili: gabbiani in cielo gridano la loro libertà.

Affacciandosi sulla superficie liscia del mare, reso tale dagli sforzi di ognuno di calmare la propria mente, possono intravedere la loro vera forma e, in questo modo, avvicinarsi alla meta.

Le onde, il vento, le stelle: le forze della natura che aiutano la barca ad andare avanti e i marinai a navigare verso la meta ancora sconosciuta, ma è appena lì dietro l’orizzonte.

Ognuno di noi timoniere e vedetta, cambusiere e mozzo, tutti rivolti con sguardo sicuro e pacato alla Meta.

La prua rivolta a est l’arca naviga attratta da misteriosa forza. L’unione dei cuori dei naviganti crea una brezza che gonfia la vela.

Come una grande arca che porta dentro di se i semi del futuro.”

Francesca, Andrea, Luciana, Ileana, Stefano, Carla, Lorenza, Maria, Alvise, Flavio, Andrea

Il mandala, i suoi simboli.

Ecco il risultato di due intense ore trascorse in un ambiente naturale, al calar del sole, con la brezza che si alzava, a sfoliare rose, prendere le misure, tracciare il terreno, disporre i petali di vari colori a formare un OM incastonato in un fiore di loto e protetto da due cerchi concentrici.

OM o AUM, la sillaba sacra per eccellenza nello Yoga, un mantra, il nome che designa  ed evoca la natura di Ishvara -la coscenza assoluta – negli YogaSutra di Patanjali, il suono da cui tutto ha origine, la vibrazione primordiale. Pronunciare OM ci riconnette alla vastità del cosmo: un movimento di espansione della coscienza e al contempo un movimento di concentrazione del tutto  nel punto “interiore” che riflette quello da cui tutto ha origine. E’ così possibile sperimentare l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. L’esperienza di cantarlo in gruppo non è solo una condivisione ma un processo di armonizzazione profondo, è sentire l’altro e comprendere il valore della diversità e dell’unità nella diversità: un’esperienza profonda che è possibile rievocare quando ci ricorderemo di quell’OM impresso nella nostra mente e nel nostro cuore.

Il Fiore di Loto è simbolo della luce (quindi Sattva) e dell’evoluzione spirituale.
Nasce infatti da un seme che attechisce nel fango sul fondo di acque paludose, quindi al buio, come l’ignoranza che non ci consente di vedere la verità delle cose. Cresce verso l’alto, grazie al calore ed alla luce del sole, al quale si dirige, attraverso l’acqua, che simboleggia tutto il mondo delle emozioni, che ci muovono e ci scuotono, ma che offuscano la verità. Giunto sulla superficie, all’aria,  il bocciolo – la nostra mente – si dischiude petalo dopo petalo, sino ad aprirsi completamente alla luce del sole  che rappresenta la coscenza universale.
Il fiore di loto è anche il simbolo del nostro Centro.

I due cerchi: simbolo di perfezione, quello giallo più interno rappresenta la luce,  alla quale il fiore è chiamato e che qui lo protegge; quello viola, la trasformazione alla quale siamo chiamati per avvicinarci alla luce.

Nostro scopo è quindi entrare in questo processo di evoluzione e penetrarlo fino al raggiungimento della coscienza più piena.

La pratica di yoga e meditazione non si ferma; la nostra attività prosegue infatti il mercoledì sera alle 19 e 30 al Centro. Rivedersi potrà essere un’occasione per condividere l’esperienza della creazione del mandala.

Guarda le immagini della realizzazione del mandala.