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Giorno antico

Ad inizio ottobre ricominciano le attività di yoga e zen al centro Sattva. In questi mesi estivi il Centro è rimasto molto attivo: ci siamo preparati dentro e fuori per accogliere i nuovi allievi e quelli che ritorneranno nei prossimi giorni. Vi aspettiamo con la gioia e la freschezza del fine estate e dell’autunno che inizia.

Cosa c’è in questo 30 settembre? Mi è sempre sembrato strano, ma questa volta sono riuscito a metterci su il dito: questa è la mia fine d’anno, questo è il picco, il mio giorno più significativo. Sì, ci sono molte altre feste, che ci troviamo lì, preconfezionate, già connotate, con il loro stampino. Se non ci si sente buoni a Natale si deve proprio essere degli insensibili, dei mostri. E che dire dell’abbandono al sole abbacinante di Ferragosto, trafitti e straniati? Ma questa data qui è ben diversa. Per me è tutta interna, è un sunto di tutto, senza troppa attenzione a quanto succederà dopo, alla ripartenza. E’ un punto fermo dell’anno, ma solo in senso interiore. E’ come una casetta, ma come disegnata nell’aria, scolpita nel cuore. Ha un senso di antichi druidi, induce totem e menhir. Ho sempre invidiato il mio migliore amico delle elementari e delle medie che ha il compleanno proprio in questo giorno, perché mi è sempre sembrato che non avrebbe potuto sceglierne uno migliore: né troppo caldo né troppo freddo, fattivo al punto giusto, piuttosto fresca ma molto lontana la sensazione dell’estate, il suo capogiro. Più vado avanti, e più lo sento questo giorno meraviglioso. Ma più, anche, mi accorgo di far fatica a esprimerlo. E allora ve lo porgo così, nella vaga speranza che qualcun altro lo viva come lo vivo io, e magari leggendo le mie parole ci si ritrovi un po’.

SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ – ARRIVEDERCI AD OTTOBRE

Martedì 30 maggio abbiamo festeggiato la chiusura dei corsi con la tradizionale seduta di yoga e di meditazione zen all’aperto in una cornice suggestiva.
Le attività riprenderanno ad ottobre, ma per chi ha frequentato l’ultimo quadrimestre ci troveremo tutti mercoledì dei mesi di giugno e luglio per proseguire la pratica anche con sedute all’aperto.

E’ autunno nel deserto – 10 Comunione

Riassunto delle puntate precedenti: camminando in testa alla carovana con il suo cammello guida, Ahmed medita e trova il modo di trasformare il piombo dei suoi pensieri in oro.

Il mio Celestìn è fatto così. Io gli ho parlato un po’, e un po’ sono confuso e un po’ mi sembra di capirlo benissimo. Hai sempre la sensazione che ci sia una molla in lui, tutta tesa, e qualsiasi cosa tu dica le rimbalza contro, e porta lui in uno stato di coscienza così attento, così profondo, ma allo stesso tempo così pesante e doloroso. Sembra che faccia fatica a parlarti, a momenti, quasi che vivesse in un mondo suo. O che la cosa che gli dici lo portasse da un’altra parte, più lontana, in un mondo che agli altri è precluso. Privato, suo e inaccessibile al resto di noi. Sembra proprio che non si accorga della propria grandezza, e in un continuo impeto di generosità totalmente ingiustificata ti dia il beneficio del dubbio, ti conceda uno spazio per esprimerti. E questo è bello, perché io, sia per la lingua che proprio per la sua profondità umana, faccio un po’ di fatica a seguire tutto tutto. I dettagli mi sfuggono, alcune delle sue tortuosità mi lasciano senza fiato, eppure quello che mi rimane alla fine è un senso di grande apertura, come se Celestìn fosse riuscito ad aprire un varco in me, a spingermi un po’ più in là. E questa comunanza io la trovo impagabile, un dono venuto dal cielo. E’ facile capirsi con quelli che sono sempre al centro della scena, aperti e socievoli, quelli che sembra sempre che sappiano esattamente cosa dire per farti stare a tuo agio. Però hai sempre un po’ la sensazione che lo facciano con tutti, ‘sto gioco, e allora è facile sentirti svalutato, un altro in mezzo ad una folla indistinta. Con lui è diverso. Tu sei unico e irripetibile, nel momento che sei con lui, lui è tutto per te, è l’amico della tua vita. Lontani sono i suoi viaggi in tutte le terre possibili, i suoi studi, i suoi libri complicatissimi, i suoi colleghi capaci di sostenere chissà che discussioni con lui, di tenergli veramente testa.

Lo vedo camminare sulla sabbia ormai bella calda, la testa un po’ inclinata in avanti, a piedi nudi nei suoi sandali di cuoio enormi, solo. Sempre, irrimediabilmente e assolutamente solo. Sembra che qualsiasi cosa faccia una bolla si apra intorno a lui. Che avvicinarglisi a più di tre metri sia un’impresa che pochi vogliono permettersi. Per questo salta da un gruppo all’altro, guardando sopra la testa degli altri, lui così alto, come se fosse incapace di abbassarsi al loro livello, di ridere di cuore con loro. Sempre distante, con la testa nel suo mondo. E gli altri tengono le debite distanze, forse intimiditi, forse paurosi di stufarsi un po’. Mi sento proprio speciale quando, quasi per caso, i nostri percorsi si avvicinano un po’, lui piega lentamente e si affianca a me, e senza guardarci ci mettiamo a camminare appaiati in testa alla carovana, al ritmo vivace e costante del mio cammello guida, lui che fa due passi per i miei tre. E lui, senza pensare, inizia a raccontarmi la storia della sua vita, i suoi studi, i suoi mi sembra molti amori un po’ sconclusionati, nei quali si butta come per risolvere tutti i problemi della sua vita e che rapidamente lo respingono di nuovo dov’era prima, nella sua torre d’avorio impenetrabile. Mi sembra che capisca tutto quello che dico, anzi lo capisce ancora prima che io sia arrivato a metà della frase, e certe volte mi taglia corto, il che mi dà francamente un po’ sui nervi, ma poi non mi dispiace poi così tanto anche perché così mi risparmio un sacco di spiegazioni inutili. Ci sono delle comunioni fra uomini che non si possono spiegare e che ti aiutano a capire meglio chi sei. Forse perché con gli altri o le cose vanno o non vanno, una ti mette in mano la sua vita dopo un’ora che la conosci, si dona anima e corpo senza riserve. Oppure puoi passare anni a lisciare un rapporto che non partirà mai.

Celestìn è entrato nella mia vita in un attimo. E’ entrato nel mio deserto, compartecipe del mio autunno. Compagno, nella sua solitudine, della mia. Così consapevole delle cose, così vicino a quello che gli fa bene e gli fa male. Così incostante nell’essere lì con me, nell’attimo, e via di nuovo nel suo mondo privato. Così pieno di cura e considerazione, così vicino alla propria tristezza da poterci quasi ridere sopra. Ogni tanto quando ci fermiamo si piega sulle sue lunghe gambe magre e affonda una mano nella sabbia, come per volerla vagliare. Ne solleva una piccola manciata, guardandola intensamente, e lentamente, lentamente, la lascia ricadere affidandola alla brezza leggera che se la trascina via con dolcezza. Dove sarà in quei momenti? Qual è la sua grazia, dov’è il suo dio? Che ne sarà di lui dopo il deserto? Ci ritroveremo di nuovo da qualche altra parte, lassù nel vento, sopra una duna al calare del sole?

(10 – continua)

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LO YOGA NELLE SCUOLE

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La notizia che a Bolzano lo Yoga sia entrato a far parte delle materie insegnate in un istituto tecnico è senza dubbio felice e ci offre lo spunto per qualche riflessione. Si tratta di un progetto pilota che avrà – ne siamo convinti – delle ricadute importanti sulla salute psico fisica dei ragazzi.
Nei programmi di insegnamento scolastici si dà molta importanza alla quantità delle informazioni trasmesse. Aspetti altrettanto importanti sono la qualità, la metodologia, la capacità di motivare e di favorire la collaborazione. I ragazzi di oggi saranno gli adulti di domani ed è quindi importante permettere loro di crescere in modo armonioso, affrontare serenamente le molte responsabilità della vita, conoscere le proprie potenzialità, capire cosa desiderino fare, creare un ordine di priorità, mettere in atto delle strategie per raggiungere gli obiettivi prefissati rafforzando la volontà, senza trascurare che nel mondo non si è soli e che da soli non si può crescere.
Lo Yoga non porta in automatico a tutto questo ma può favorirlo, può creare le condizioni giuste perché si sviluppino queste qualità purché venga trasmesso nel modo corretto come un vero e proprio Insegnamento.
Lo Yoga è una pratica millenaria per lo sviluppo della coscienza. Per quanto si parli correttamente di Yoga al singolare in realtà i percorsi del praticante possono essere più devozionali o intellettuali o fisici. Quello che usa il corpo come strumento principale di auto conoscenza ed evoluzione è lo Hata Yoga ed è probabilmente quello che meglio si presta ad essere insegnato nelle scuole occidentali. Lavorando sul corpo e sul respiro, si va ad agire anche sulle emozioni e sulla mente.
L’Hata Yoga favorisce la concentrazione, l’ascolto, lo sviluppo di una respirazione corretta, aiuta a mantenere la scioltezza della colonna vertebrale (preservando i giovani da scoliosi o posture che potrebbero portare a problemi seri) e l’elasticità dei muscoli, favorisce la resistenza fisica e mentale agli sforzi, aiuta a gestire le emozioni – sia quelle positive che quelle negative – e la loro corretta espressione, stimola la percezione della propria relatività nel mondo e l’interconnnessione con gli altri esseri viventi.
Inserito nelle scuole, lo Yoga, stimolando il benessere psico fisico dei ragazzi, può quindi diventare uno strumento di sostegno/aiuto anche all’insegnamento ed all’apprendimento delle altre materie. I nostri insegnanti hanno già fatto delle esperienze di insegnamento in scuole superiori; è stata un’esperienza ricca e stimolante.

E’ autunno nel deserto – 9 Vestito di seta azzurra

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Riassunto delle puntate precedenti: il nostro Ahmed camminando ha trovato un amico.

Camminare aiuta a pensare. Quel pensare libero, dove i pensieri prima si affastellano, e poi a poco a poco, quasi al ritmo dei passi sulla sabbia, si mettono in fila, prendono un loro ordine, si fanno più radi e più limpidi, e iniziano a lasciare spazio, come se la distesa così vasta del deserto venisse portata dentro e ci facesse sentire più aperti, più ariosi.

Non so perché i primi pensieri che vengono alla partenza sono quelli più cattivi, i più difficili da tenere a bada, invariabilmente carichi di ansia e di dolore. Sono così difficili da scacciare perché ci invadono e anche perché sono bravi a nascondere da dove vengono. Anche se non abbiamo niente di visibile che ci tormenti, loro vanno a pescare giù in basso tutta la sporcizia accumulata, e ce la portano su, nel petto, nella gola. E così ci troviamo a combattere un nemico invisibile, che porta avanti la sua guerriglia in modo subdolo, astuto, molto economico direi, perché sembra proprio che con poco sforzo riesca a farci così tanti danni. E poi, se non è così difficile affrontare una a una le difficolta pratiche del vivere, non so, un cammello con una spina nella zampa, una tappa intera senza neanche lo straccio di un pozzo d’acqua, un sentore di tempesta di sabbia in arrivo, così caratteristica, così chiara, facile da individuare se uno ne ha un minimo di pratica. No, questi sono pensieri tutti confusi, mescolati, come una melma grigia che si rigira nello stomaco, incapace di andare né su né giù, stagnante. Come possiamo combatterli se non riusciamo neanche a capirli, a intuire da dove vengono? E’ come se un confronto diretto fosse inutile, già perso in partenza, una di quelle tipiche situazioni in cui sai di essere troppo piccolo e inadeguato per farti largo da solo. E’ allora che si ha veramente bisogno di quello spazio, che bisogna lasciarlo entrare in noi a poco a poco, senza pensarci, passo dopo passo, respiro dopo respiro. E a quel punto non c’è più lotta, perché non c’è più opposizione. La melma subdola vuole schizzarcisi addosso e noi, piano piano, senza dire niente, senza scatti, ci togliamo di mezzo e la lasciamo passare via. Lei non trova più dove attaccarsi, mica può stare lì diritta a mezz’aria, così ricade, si frantuma e si spappola, recede, si prosciuga.

E oggi ho proprio capito quanto sia bello avere imparato queste cose. Perché quello che prima poteva distruggerci, o almeno lasciarci in un stato di debolezza, di prostrazione, incapaci di fare la prossima mossa, di andare avanti, adesso è diventato un altro passo avanti nella conquista di noi stessi. Il dolore non è riuscito a insudiciarci, ma è diventato quasi uno strumento di crescita, una pietra miliare che ci indica dove siamo arrivati. E forse può anche indicarci, a modo suo, se solo lo sappiamo ascoltare, da che parte andare, quale è la nostra direzione, quali saranno le prossime sfide. E ci aiuterà anche a capire, se non da dove è venuto, almeno il suo senso di prova riservataci sul cammino. Prova necessaria, perché tanto se non ci investiva in quel modo lì, ne avrebbe trovato un altro, più o meno cattivo, più o meno difficile da affrontare.

E quello con cui ci lascia tutto ciò è la sensazione di essere da un’altra parte. Come se qualcosa in noi si fosse staccata e innalzata di un pochino sopra il nostro corpo, e ci permettesse di guardarlo giù con un sorriso di dolcezza, di comprensione, di amore. Ma anche di amicizia, di fratellanza, di calore che protegge.

Visto da fuori, io sono sempre un cammelliere povero dalla pelle scura piuttosto impolverato che cammina sulla sabbia nel deserto con dei sandali un po’ ridicoli ai piedi, ma dentro dentro mi sento un principe vestito di seta azzurra con una spada d’oro scintillante.

(9 – continua)

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LO YOGA E GLI EQUILIBRI POSTURALI

YOGA E POSTURA
Qualche giorno fa abbiamo dedicato una serata all’ approfondimento dei problemi posturali in compagnia della nostra socia Licia Bertol (fisioterapista e posturologo). Si è parlato di propriocettori ovvero di quelle aree e terminazioni nervose che ci consentono di percepire la posizione del nostro corpo nello spazio e di come lo Yoga, contribuendo allo sviluppo dei recettori, divenga un  valido, se non indispensabile, aiuto per ripristinare una postura corretta. Una postura che è e sarà sempre individuale, il riflesso di una nostra unicità e che possiamo imparare – attraverso la pratica dello Yoga – ad accogliere ed a curare per avvicinarci sempre di più non ad un modello ideale ma ad uno stato di integrazione, consapevolezza e benessere che parte dal fisico per poi permeare la dimensione emotiva e mentale.

Queste serate sono dedicate ai soci del Centro Sattva; se qualcun desiderasse partecipare lo potrà fare associandosi.