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Le stagioni: Luci d’inverno

Cosa c’è in questi giorni scuri e corti, nel freddo che ti entra nelle ossa, nel tempo che sembra anche lui essersi gelato, ed avanzare lentamente, lentamente, verso giornate sempre più corte?

Sì perché il gelo indurisce tutto, non solo il corpo si muove più lentamente, ma anche i pensieri sono meno fluidi. Solo il cuore non ci sta a questo gioco al rallentamento, solo lui riesce a vedere più avanti. Capisce, come solo lui può capire, che questo è solo il momento più basso: da oggi le sere inizieranno a cedere, a regalarci qualche minuto di luce in più, seguite, e lui lo sa, un po’ più avanti, dalle pigre mattine che, sì, cominceranno a riprendersi anche loro.

E’ il tempo del reinizio, simbolo di tutto quello che la natura ci ha voluto gradualmente centellinare, ma che si sa saprà di nuovo darci se solo sappiamo aspettare con un po’ di fiducia. Questa stagione in bianco e nero, a tinte timorose, come tutte le altre è solo la porta verso il suo opposto, la luce piatta abbacinante del gennaio alle porte, i colori insolenti del marzo e della primavera in agguato.

Tempo di meditazione, tempo di nascita, di speranza senza giustificazione. Il cuore tutto questo lo sa, ma se lo tiene chiuso dentro perché lui, si sa, è fatto così.

Riflessioni: La Giornata dello Yoga

La giornata sullo Yoga di sabato 13 gennaio scorso ha visto la partecipazione presso il nostro Centro di una cinquantina di persone provenienti non solo dalla nostra città.

La numerosa partecipazione di praticanti con svariati livelli di esperienza ha dimostrato come l’interesse per questa antica disciplina sia molto diffuso e come via via si senta sempre più l’esigenza di approfondire la pratica.

Si è percepita un’atmosfera di serenità e nello stesso tempo di profonda attenzione unita alla disponibilità dei partecipanti di sperimentare il nuovo.

La ritualità nel prendere il tè è stata accompagnata dalla lettura di una poesia sulla presenza e ritualità del momento.

 

P R E S E N Z A

 Prendere un tè senza renderlo banale

 prendere una tazza senza oscillare

prendere un pensiero e lasciarlo andare

 osservare senza barare

 forse un esempio può aiutare

 copiare, copiare se si vuole imparare

 così un “maestro” invita a fare

provare e riprovare fino a scoprire che,

 bevendo semplicemente un tè,

 ci si può illuminare!


Seikyù

 

13 GENNAIO 2018: GIORNATA DELLO YOGA

Siamo lieti di invitarvi il 13 gennaio 2018 alla giornata dello Yoga organizzata in collaborazione con il festival Yoga Meeting di Merano.
Il ricco programma della giornata prevede: meditazione, rito del te, conferenza e sedute per principianti ed avanzati.
La partecipazione alle attività è gratuita, subordinata al solo versamento della quota associativa di € 10.
Per le sedute è necessaria la prenotazione entro il 12 gennaio.
I numeri da contattare sono: 371 1232508 (Ileana) e 333 2354050 (Francesca).
Vi aspettiamo.
Con l’occasione verranno fornite informazioni sulle nuove attività di Yoga e meditazione Zen che inizieranno il 5 febbraio.

Le stagioni: Giorno antico

 

Cosa c’è in questo 30 settembre? Mi è sempre sembrato strano, ma questa volta sono riuscito a metterci su il dito: questa è la mia fine d’anno, questo è il picco, il mio giorno più significativo. Sì, ci sono molte altre feste, che ci troviamo lì, preconfezionate, già connotate, con il loro stampino. Se non ci si sente buoni a Natale si deve proprio essere degli insensibili, dei mostri. E che dire dell’abbandono al sole abbacinante di Ferragosto, trafitti e straniati? Ma questa data qui è ben diversa. Per me è tutta interna, è un sunto di tutto, senza troppa attenzione a quanto succederà dopo, alla ripartenza. E’ un punto fermo dell’anno, ma solo in senso interiore. E’ come una casetta, ma come disegnata nell’aria, scolpita nel cuore. Ha un senso di antichi druidi, induce totem e menhir. Ho sempre invidiato il mio migliore amico delle elementari e delle medie che ha il compleanno proprio in questo giorno, perché mi è sempre sembrato che non avrebbe potuto sceglierne uno migliore: né troppo caldo né troppo freddo, fattivo al punto giusto, piuttosto fresca ma molto lontana la sensazione dell’estate, il suo capogiro. Più vado avanti, e più lo sento questo giorno meraviglioso. Ma più, anche, mi accorgo di far fatica a esprimerlo. E allora ve lo porgo così, nella vaga speranza che qualcun altro lo viva come lo vivo io, e magari leggendo le mie parole ci si ritrovi un po’.

SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ – ARRIVEDERCI AD OTTOBRE

Martedì 30 maggio abbiamo festeggiato la chiusura dei corsi con la tradizionale seduta di yoga e di meditazione zen all’aperto in una cornice suggestiva.
Le attività riprenderanno ad ottobre, ma per chi ha frequentato l’ultimo quadrimestre ci troveremo tutti mercoledì dei mesi di giugno e luglio per proseguire la pratica anche con sedute all’aperto.

E’ autunno nel deserto – 10 Comunione

Riassunto delle puntate precedenti: camminando in testa alla carovana con il suo cammello guida, Ahmed medita e trova il modo di trasformare il piombo dei suoi pensieri in oro.

Il mio Celestìn è fatto così. Io gli ho parlato un po’, e un po’ sono confuso e un po’ mi sembra di capirlo benissimo. Hai sempre la sensazione che ci sia una molla in lui, tutta tesa, e qualsiasi cosa tu dica le rimbalza contro, e porta lui in uno stato di coscienza così attento, così profondo, ma allo stesso tempo così pesante e doloroso. Sembra che faccia fatica a parlarti, a momenti, quasi che vivesse in un mondo suo. O che la cosa che gli dici lo portasse da un’altra parte, più lontana, in un mondo che agli altri è precluso. Privato, suo e inaccessibile al resto di noi. Sembra proprio che non si accorga della propria grandezza, e in un continuo impeto di generosità totalmente ingiustificata ti dia il beneficio del dubbio, ti conceda uno spazio per esprimerti. E questo è bello, perché io, sia per la lingua che proprio per la sua profondità umana, faccio un po’ di fatica a seguire tutto tutto. I dettagli mi sfuggono, alcune delle sue tortuosità mi lasciano senza fiato, eppure quello che mi rimane alla fine è un senso di grande apertura, come se Celestìn fosse riuscito ad aprire un varco in me, a spingermi un po’ più in là. E questa comunanza io la trovo impagabile, un dono venuto dal cielo. E’ facile capirsi con quelli che sono sempre al centro della scena, aperti e socievoli, quelli che sembra sempre che sappiano esattamente cosa dire per farti stare a tuo agio. Però hai sempre un po’ la sensazione che lo facciano con tutti, ‘sto gioco, e allora è facile sentirti svalutato, un altro in mezzo ad una folla indistinta. Con lui è diverso. Tu sei unico e irripetibile, nel momento che sei con lui, lui è tutto per te, è l’amico della tua vita. Lontani sono i suoi viaggi in tutte le terre possibili, i suoi studi, i suoi libri complicatissimi, i suoi colleghi capaci di sostenere chissà che discussioni con lui, di tenergli veramente testa.

Lo vedo camminare sulla sabbia ormai bella calda, la testa un po’ inclinata in avanti, a piedi nudi nei suoi sandali di cuoio enormi, solo. Sempre, irrimediabilmente e assolutamente solo. Sembra che qualsiasi cosa faccia una bolla si apra intorno a lui. Che avvicinarglisi a più di tre metri sia un’impresa che pochi vogliono permettersi. Per questo salta da un gruppo all’altro, guardando sopra la testa degli altri, lui così alto, come se fosse incapace di abbassarsi al loro livello, di ridere di cuore con loro. Sempre distante, con la testa nel suo mondo. E gli altri tengono le debite distanze, forse intimiditi, forse paurosi di stufarsi un po’. Mi sento proprio speciale quando, quasi per caso, i nostri percorsi si avvicinano un po’, lui piega lentamente e si affianca a me, e senza guardarci ci mettiamo a camminare appaiati in testa alla carovana, al ritmo vivace e costante del mio cammello guida, lui che fa due passi per i miei tre. E lui, senza pensare, inizia a raccontarmi la storia della sua vita, i suoi studi, i suoi mi sembra molti amori un po’ sconclusionati, nei quali si butta come per risolvere tutti i problemi della sua vita e che rapidamente lo respingono di nuovo dov’era prima, nella sua torre d’avorio impenetrabile. Mi sembra che capisca tutto quello che dico, anzi lo capisce ancora prima che io sia arrivato a metà della frase, e certe volte mi taglia corto, il che mi dà francamente un po’ sui nervi, ma poi non mi dispiace poi così tanto anche perché così mi risparmio un sacco di spiegazioni inutili. Ci sono delle comunioni fra uomini che non si possono spiegare e che ti aiutano a capire meglio chi sei. Forse perché con gli altri o le cose vanno o non vanno, una ti mette in mano la sua vita dopo un’ora che la conosci, si dona anima e corpo senza riserve. Oppure puoi passare anni a lisciare un rapporto che non partirà mai.

Celestìn è entrato nella mia vita in un attimo. E’ entrato nel mio deserto, compartecipe del mio autunno. Compagno, nella sua solitudine, della mia. Così consapevole delle cose, così vicino a quello che gli fa bene e gli fa male. Così incostante nell’essere lì con me, nell’attimo, e via di nuovo nel suo mondo privato. Così pieno di cura e considerazione, così vicino alla propria tristezza da poterci quasi ridere sopra. Ogni tanto quando ci fermiamo si piega sulle sue lunghe gambe magre e affonda una mano nella sabbia, come per volerla vagliare. Ne solleva una piccola manciata, guardandola intensamente, e lentamente, lentamente, la lascia ricadere affidandola alla brezza leggera che se la trascina via con dolcezza. Dove sarà in quei momenti? Qual è la sua grazia, dov’è il suo dio? Che ne sarà di lui dopo il deserto? Ci ritroveremo di nuovo da qualche altra parte, lassù nel vento, sopra una duna al calare del sole?

(10 – continua)

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